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Genitori in trappola – parte prima

Genitori in trappola – parte prima

Introduzione:

Guardi, non sappiamo più come fare… Abbiamo provato con le buone e con le cattive, ma non c’è verso di farlo smettere con quei comportamenti! Se Lorenzo vuole una cosa e non gliela si dà subito, inizia ad urlare; se gli diciamo “no”… apriti cielo! arriva persino a piangere e a buttarsi per terra; se siamo al supermercato e non gli compriamo il giocattolo che desidera, inizia a scalciare… e tutti ci guardano, è veramente imbarazzante… E poi quando gioca con gli amici o siamo a casa a giocare con la WII e perde, si arrabbia così tanto, butta per aria il gioco o mette il muso.. Non sappiamo più come gestirlo… Dottore ci aiuti lei!

Quando si ha a che fare con un bambino che si irrita o si arrabbia facilmente, la situazione a casa può diventare insostenibile e i genitori stessi perdono fiducia nella loro abilità di riuscire a controllare il bambino: “Non sappiamo più come gestirlo!”.

Il primo passo da fare è accettare l’esistenza nel bambino di diverse emozioni, compresa la rabbia, aiutandolo ad esprimerla adeguatamente. E’ importante poi che l’adulto non si senta sopraffatto dall’emozione forte del bambino e che non reagisca ad essa in maniera totalmente incontrollata (sebbene sia normale ogni tanto farsi prendere dal nervoso per i comportamenti del bambino): il figlio deve sentirsi sicuro che i genitori non siano spaventati o inermi di fronte alle sue reazioni rabbiose, che non riesce a controllare.

 

Prima provocazione:

“Io ho pregiudizi verso gli altri bambini? Assolutamente no!

Io so controllare e gestire le mie emozioni!”

“Proprio sicura mamma?”

 

Una storia da leggere in famiglia, prima di rispondere.

NINO E SEBASTIANO

La mamma di Nino abita in una roulotte verde con le tendine blu. La mamma di Sebastiano abita in un appartamento blu con le tendine verdi.

Un giorno Nino va a cercare Sebastiano e bussa alla porta dell’appartamento blu. La mamma di Sebastiano gli chiede:

–           Chi sei? Dove abiti?

Il bambino le risponde:

–           Mi chiamo Nino, vivo nella roulotte verde con le tendine blu.

–           Vattene! – gli risponde allora la signora.

–           Tu non vivi in un appartamento e non sai di sapone né di bistecca. Puzzi!

Il giorno seguente Sebastiano va a cercare Nino e bussa alla porta della roulotte verde. La mamma di Nino gli chiede:

–           Chi sei? Dove abiti?

–           Mi chiamo Sebastiano – risponde il bambino – e vivo nell’appartamento blu con le tendine verdi.

A quel punto la mamma di Nino gli dice:

–           Vattene! Tu non vivi in una roulotte e non sai di terra né di spezzatino. Puzzi!

Le due mamme proibiscono ai loro figli di vedersi. Sebastiano e Nino sono obbedienti. A scuola non giocano mai insieme. Alla sera le mamme dicono:

–           Hai fatto bene! Lui non è come noi!

Un giorno la scuola organizza un’uscita in campagna. Mentre i bambini giocano incomincia a piovere e tutti fuggono, in cerca di un riparo. Nino e Sebastiano, senza accorgersi, finiscono nella stessa capanna: si guardano senza aprir bocca. Dopo un po’ si accorgono che si è fatto tardi e si dicono:

–           Ci siamo proprio persi. Non si sentono più gli altri!

Nino ha un pezzo di salame in tasca e lo dà a Sebastiano. Sebastiano ha una tavoletta di cioccolato e la dà a Nino. Viene subito freddo, ormai è buio. Per scaldarsi i bambini si mettono a dormire tutti e due nell’unico lettuccio della capanna, togliendosi i vestiti bagnati.

Più tardi nel bosco si sentono voci e rumori, ma i bimbi non si svegliano. C’è un sacco di gente che li cerca. La mamma di Nino e la Mamma di Sebastiano entrano nella capanna, vedono i vestiti dei loro figli. Li prendono in braccio, li avvolgono con le coperte e li portano a casa che stanno ancora dormendo.

Il mattino seguente, quando vanno a svegliare i loro figli, restano sorprese: la mamma di Sebastiano aveva portato a casa Nino. E la mamma di Nino aveva portato a casa Sebastiano:

Da quel giorno Sebastiano e Nino giocano insieme, ridono insieme, sognano insieme: nella roulotte verde con le tendine blu e nell’appartamento blu con le tendine verdi.

(Renè Escudiè, Nino e Sebastiano, editore EL, 1991)

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4 commenti

  1. Buongiorno Pietro,
    cercando di sgombrare il campo dalle ipocrisie, direi di sì: ho dei pregiudizi.
    Non so dire se verso i bambini in particolare, ma in generale sì.
    Non credo di poterlo evitare. Umanamente, non so chi possa…

    Il problema, dal mio punto di vista, non è tanto il liberarsene quanto il come riuscire a rendersene conto. Come identificarli.

    Prendendo spunto dalla storia mi chiedo se questa presa di coscienza sia possibile solo a fronte di un fatto straordinario, imprevisto che mi metta di fronte a una verità che non posso negare.

    E ancora, se ciò che avviene nel racconto avvenisse nella realtà, quante volte vedremmo davvero crollare il pregiudizio davanti all’evidenza?

    Ciao
    Ale

  2. La realtà è più ricca delle nostre teorie. il primo passo è proprio quello di lasciarsi interrogare dalle provocazioni della realtà, evitando di restare chiusi nelle rassicuranti idee già note. E nel rapporto con i bambini in una scuola dell’infanzia questo è possibile ogni giorno.
    Io comincio a scrivere qualcosa, poi tu Alessandro e gli altri genitori proseguite.
    Un giorno una bambina ha rassicurato la mamma di una compagna: “Non preoccuparti, quando tu vai via…. tua figlia Martina smette di piangere e giochiamo tanto noi due insieme…”
    Preparando la festa di compleanno Paolo ha detto al papà: “Prepariamo tanti giochi con gli indovinelli. Altrimenti Antonello [che si muove su una sedia a rotelle] resta solo se giochiamo a calcio.”
    “Oggi bambini faremo una bella foto di classe” propone la maestra ai bambini. “No. Oggi manca Fatima che è ammalata. Aspettiamo che ritorni…” la bloccano subito i bambini.

  3. Non mi spaventano tanto i pregiudizi che ho verso gli altri o verso le situazioni, so di averli (come tutti) e li gestisco, quelli che mi spaventano sul serio sono i pregiudizi che ho verso mia figlia, perché credo ci siano anche quelli, insieme alle aspettative che, come ogni genitore, mi sono creata.
    A volte penso di avere aspettative troppo alte e mi rendo conto che non riesco a gestire le (spesso apparenti) delusioni avute da lei, perché mi feriscono troppo e mi fanno sentire insicura o inerme.

    • Ciao M, ciao Pietro,
      io credo che la storia di Nino e Sebastiano possa essere letta anche alla rovescia.
      Mi spiego: nella storia il pregiudizio nasce dalla paura della diversità degli altri rispetto a noi, e quindi “gli altri” vengono esclusi.
      Credo che lo stesso tipo di pregiudizio possa nascere dalla paura della “nostra” diversità rispetto agli altri. La paura è quella di essere noi gli esclusi.
      Ecco che a causa di questo timore carichiamo i nostri figli di aspettative superiori alle loro effettive possibilità: forse temiamo che possano essere diversi dagli altri.

      Allora, mi viene da pensare, queste aspettative sono pregiudizio e non qualcosa d’altro.

      M, correggimi se sbaglio, dal tuo intervento mi sembra di cogliere che, invece, tu le consideri due cose diverse (pregiudizi e aspettative).

      Se è così, allora torno alla mia domanda iniziale: come riconosco il pregiudizio?
      Come lo distinguo da una “sana preoccupazione”?
      Se non mi rendo conto di cosa è pregiudizio, come posso pensare di poterlo gestire?

      Ciao
      Ale

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